{"id":4483,"date":"2020-12-17T00:36:04","date_gmt":"2020-12-16T23:36:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.fotoarchiviobusto.it\/?page_id=4483"},"modified":"2025-02-03T09:14:53","modified_gmt":"2025-02-03T08:14:53","slug":"fondo-silvio-gambini","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.archiviofotograficoitaliano.it\/busto\/fondo-silvio-gambini\/","title":{"rendered":"Fondo Silvio Gambini"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-page\" data-elementor-id=\"4483\" class=\"elementor elementor-4483\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-2153d32 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"2153d32\" data-element_type=\"section\" data-e-type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-a7ef0a6\" data-id=\"a7ef0a6\" data-element_type=\"column\" data-e-type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-7cf5aba elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"7cf5aba\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h2 class=\"elementor-heading-title elementor-size-large\">Fondo Silvio Gambini<\/h2>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-d93226e elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"d93226e\" data-element_type=\"section\" data-e-type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-292c1ca\" data-id=\"292c1ca\" data-element_type=\"column\" data-e-type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-332657b elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"332657b\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p><strong>SILVIO GAMBINI \u2013 Architetto e appassionato fotografo<br \/><\/strong>(1877 \u2013 1948)<\/p><p>Figlio di Luigi, nacque a Teramo da una famiglia di modeste origini il 18 ag. 1877. Studi\u00f2 dapprima nella sua citt\u00e0 natale, dove si diplom\u00f2 nel 1897 come perito agrimensore presso l\u2019istituto tecnico V. Comi. Stabilitosi in seguito a Busto Arsizio, dal 1899 il G. inizi\u00f2 a collaborare come disegnatore per l\u2019Ufficio tecnico comunale, dove contribu\u00ec alla progettazione dell\u2019acquedotto e del macello civico di via Pepe. A partire dal 1900 entr\u00f2 a far parte dell\u2019Ufficio per il piano regolatore di Busto come applicato tecnico e contemporaneamente, come assistente dell\u2019architetto C. Crespi Balbi, segu\u00ec il cantiere di costruzione della scuola G. Carducci.<\/p><p>Nel frattempo sempre a Busto si dedic\u00f2 alla realizzazione dei portici del nuovo cimitero e alla progettazione delle edicole funebri per le famiglie Bossi, Milani e Decio. Dal 1901 il G. frequent\u00f2 lo studio dell\u2019ingegner G. Guazzoni con il quale collabor\u00f2 fino al 1915 (Bairati \u2013 Pacciarotti). Dal 1903 diede inizio a una parallela attivit\u00e0 indipendente, costruendo il villino, lo stabilimento di tessitura e la tintoria di A. Castiglioni in via G. Mameli (ora in parte demoliti) e il complesso edilizio della ditta Garavaglia in via M. d\u2019Azeglio nei quali sono evidenti motivi derivanti dalla cultura liberty-secessionista.<\/p><p>Segu\u00ec quindi per il G. un\u2019intensa attivit\u00e0 professionale con i disegni per il mattatoio di Carmagnola (Torino), del 1903, con il villino Paris a Giulianova, progettato nel 1904 e portato a compimento nel 1918, con la villa Bossi a Fagnano Olona (Varese), con la villa Gagliardi a Sacconago (entrambe del 1905) e con una lunga serie di costruzioni a Busto, culminata nella realizzazione della villa Ferrario in via Palestro, che segn\u00f2 l\u2019inizio del suo successo e della sua concreta influenza sull\u2019ambiente architettonico cittadino.<\/p><p>Le ragioni di tale successo vanno ricercate in due direzioni distinte ma complementari: nella sostanziale novit\u00e0 della sua vena stilistica, risultato di una mediazione tra Jugendstil ed evidenti riferimenti ad alcuni progetti di E. Basile, L. Paterna Baldizzi e R. D\u2019Aronco, e nell\u2019operosit\u00e0 delle industrie tessili bustesi, le quali avevano determinato l\u2019ascesa di una nuova e ambiziosa classe imprenditoriale, capace di promuovere nei suoi edifici di rappresentanza una rinnovata caratterizzazione estetica.<\/p><p>Sempre nei medesimi anni il G. intrecci\u00f2 rapporti di collaborazione con il maestro di ferro battuto A. Mazzuccotelli, con il quale realizz\u00f2 tra gli altri i motivi floreali dell\u2019edificio per la Societ\u00e0 elettrica Vizzola, della tintoria Garavaglia, della casa Rena, della cappella Gagliardi nel cimitero di Sacconago e, principalmente, i Molini Marzoli Massari e il \u201cpalazzino\u201d di G. Castiglioni in piazza G. Garibaldi ancora a Busto.<\/p><p>Proprio nel progetto eseguito per la residenza di G. Castiglioni, il G. mostr\u00f2 un\u2019interessante capacit\u00e0 di mediazione dei molteplici elementi che si erano andati agitando nella cultura nazionale, tra cui quelli del linguaggio \u201cmediterraneo\u201d di Basile, e quelli di G. Sommaruga, estrapolati dall\u2019omonimo palazzo in corso Venezia a Milano.<\/p><p>In coincidenza con queste ultime realizzazioni, databili al 1906, il G. inizi\u00f2 una collaborazione con la scuola dell\u2019Umanitaria di Milano e contemporaneamente avvi\u00f2 un\u2019attiva frequentazione \u2013 durata sino al 1908 \u2013 dello studio<\/p><p>Sommaruga (Nicoletti, p. 208). Nel corso di questi anni il G. si dedic\u00f2 alla realizzazione della villa bustese di R. Bossi (demolita), nella quale attraverso rivisitazioni bizantineggianti, diede vita a una nuova sensibilizzazione delle superfici murarie. Nel 1907 realizz\u00f2 numerose costruzioni a Busto (case Bottigelli e Colombo, albergo dei Tre Re) e in alcuni centri limitrofi come Parapiago (villa Gajo, edifici della Societ\u00e0 unione manifatture) o Samarate (villa Guicciardi). Nella successiva villa Avanzini in Busto (1908-09), il G. ribad\u00ec, sia pure con minore audacia, alcune coordinate di Sommaruga, ravvisabili sia nella struttura volumetrica che nell\u2019ornato.<\/p><p>Durante questo periodo, il G. ottenne il primo premio all\u2019Esposizione agricola artistica e industriale del 1906 di Oleggio, presentando disegni e fotografie di costruzioni realizzate o in corso di esecuzione, e vinse il concorso bandito nel 1908 per la copertina dell\u2019Artista moderno; nel 1911 fu premiato all\u2019Esposizione di schizzi architettonici nel negozio Rossi di Teramo, per la progettazione dei ferri battuti eseguiti dalla ditta Bertolini e Perrone di Borgosesia. In questi anni, inoltre, collabor\u00f2 con scritti e disegni a numerose riviste d\u2019arte, tra cui Memorie di un architetto (dal 1904), L\u2019Architettura pratica (1904), L\u2019Artista moderno (dal 1908), La Casa (1909), Per l\u2019arte (dal 1911), L\u2019Architettura italiana (1915).<\/p><p>Del 1909 \u00e8 la villa Leone a Busto, opera che riassume la sua prima stagione di progettista e apre un nuovo e autonomo sperimentalismo formale dimostrando una particolare attenzione per gli apparati decorativi e per i rapporti dimensionali. Anche nelle numerose case d\u2019abitazione costruite negli anni 1909-12 a Busto il G. mantenne sempre un alto livello qualitativo. Nondimeno interessanti sono anche due sue realizzazioni eseguite presso il Sacro Monte di Varese: il villino Petazzi (del 1909) e la villa di S. Armiraglio (1911-13). In ambedue le realizzazioni, accanto a un impianto stilistico ancora ricco di reminiscenze sommarughiane, si pu\u00f2 notare l\u2019estrema cura con la quale \u00e8 stato mediato il contesto ambientale. Sempre di questo periodo (1909-13) l\u2019opera pi\u00f9 significativa dell\u2019attivit\u00e0 del G. \u00e8 la villa Angeletti detta La Palancola, a Firenze (poi demolita).<\/p><p>In questo imponente edificio il G. sviluppa movimenti volumetrici tesi a espandersi nello spazio, trattenuti da fasce orizzontali, fregi ed elementi naturalistici eseguiti con una maniacale cura artigiana. Non mancano le citazioni-omaggio sia al Basile (scala d\u2019ingresso) sia al Sommaruga (torretta e terrazzo).<\/p><p>Una revisione critica dei lavori precedenti si pu\u00f2 notare dopo il 1913, quando ormai anche le tematiche liberty stavano declinando in tutta Europa: altri riferimenti cominciarono a guidare il G., che inizi\u00f2 a interessarsi ai modi di progettare di G.U. Arata. Fino allo scoppio della prima guerra mondiale, il G. continu\u00f2 a progettare e a realizzare opere che testimoniano un recupero del neomedievalismo di diretta influenza aratiana, accompagnato da un decorativismo lineare e asciutto, dove le concessioni al floreale vengono mediate attraverso una stilizzazione gi\u00e0 preludio al d\u00e9co.<\/p><p>Tipici, a tal riguardo, il progetto, non realizzzato, per la palazzina Di Martire a Teramo (1913), ma anche altre numerose opere destinate al territorio bustese: le case Gabardi (1913) e Rabolini (1913) e l\u2019ambizioso progetto per un palazzo degli studi, il quale per\u00f2 si distingue dai precedenti per pi\u00f9 evidenti assonanze (quale l\u2019uso dell\u2019ordine gigante) con le idee di U. Stacchini.<\/p><p>Il G. produsse, inoltre tra il 1913 e il 1915, diversi schizzi fantastici sulla scia del futurismo e finalizzati probabilmente a una pubblicazione della sua opera architettonica (Bairati \u2013 Pacciarotti). Questo corpus dimostra l\u2019attenzione del G. ai fermenti innovativi europei; in gran parte acquerellati, i disegni, dai titoli molto esplicativi (Visione, Patria, Castello, Padiglione, ecc.), sembrano legarsi in maniera diretta sia alle matrici d\u2019Oltralpe (in modo particolare a J.M. Olbrich e a O. Wagner), sia alle nostrane allegorie futuriste di A. Sant\u2019Elia e agli \u201cstoricismi fantastici\u201d di G. Mancini. Nel 1915 il G. progett\u00f2 la sua casa a Busto (1915-21), dedicandola alla moglie Dircea e al contempo avvi\u00f2 il proprio studio professionale attiguo all\u2019abitazione. Nel suo palazzo al n. 29 di via Mameli il G. realizz\u00f2 un\u2019opera che fa da tramite fra il periodo liberty e d\u00e9co, sia per la razionalit\u00e0 dei volumi che per l\u2019uso di ornamenti pi\u00f9 sobri e geometrizzanti.<\/p><p>Dopo la parentesi degli anni di guerra il G. progett\u00f2 lo stadio a Busto (1918-19, demolito), realizz\u00f2 una serie di monumenti funebri di impronta d\u00e9co fra cui quello della famiglia Radice nel cimitero locale (1919) e cur\u00f2 la ristrutturazione del teatro Gerolamo a Milano (1919). Al G. si devono anche gli alloggi IACP a Busto, che vennero inaugurati nel 1919. Dopo aver realizzato la villa Boriolo a Celle Ligure (1920-21), opera dai contenuti eclettici, tra il 1919 e il 1922 costru\u00ec le ville Masera e Tenconi a Busto, che segnano un\u2019importante conferma delle sue predilezioni d\u00e9co: a questa tendenza si legano anche altre opere successive, segnatamente l\u2019albergo Pavone (1922-24), i villini Castiglioni (1924), Sommaruga (1924) e Armiraglio (1924).<\/p><p>La scelta della nuova borghesia comasca e varesina di edificare la propria dimora unifamiliare accanto allo stabilimento industriale offr\u00ec al G. la possibilit\u00e0 di trasferire alcuni elementi compositivi tipici delle abitazioni anche nei complessi industriali; si ricordano in particolare: le Fonderie Tovaglieri di Busto (1921-26), il complesso Musarra e Meraviglia di Canegrate (1926), la villa, lo stabilimento e le case degli operai della Tessitura Piantanida a Inveruno (1926). Tale processo provocava una ricerca estetica anche per le fabbriche come nel caso delle Officine meccaniche Pensotti (1924) o nella Manifattura Tosi (1926) entrambe di Busto.<\/p><p>Le opere della maturit\u00e0 rispecchiano l\u2019adesione del G. al d\u00e9co italiano, a questo proposito si ricordano il rifugio \u201cCitt\u00e0 di Busto Arsizio\u201d in alta Val Formazza (1923-26), la casa del fascio e il municipio di Canegrate (1927), il campo sportivo e il circolo dell\u2019Unione ancora a Canegrate (1928), la villa Solbiati a Busto (1928-30) e la \u201cchiesetta\u201d nella villa Gasbarrini alla Marina di Giulianova (1929-35). A testimonianza del suo impegno nel campo della progettazione nel 1928 ottenne dal ministro della Pubblica Istruzione la promozione da geometra ad architetto (Bairati \u2013 Pacciarotti).<\/p><p>Nel ricco materiale iconografico proveniente dal Fondo Gambini conservato nella Biblioteca civica di Busto Arsizio relativo alla produzione del G. negli anni Trenta, si possono scorgere molteplici riferimenti a G. Muzio e a R. Fagnoni, che spiegano come l\u2019artista, attratto dall\u2019uso dei volumi in quanto forme geometriche, venne eliminando progressivamente le decorazioni. Tra le opere di questi anni che testimoniano tale cambiamento stilistico si annoverano le case bustesi di E. Pensotti (1928) e di C. Piantanida (1928-30), gli studi per lo stabilimento Marcora ancora di Busto (1929-30) e la tomba Pedrazzini del cimitero di Arona (1930).<\/p><p>Un linguaggio assai diverso venne adoperato nel progetto per un edificio polifunzionale per il Lido di Arona (1931), in cui il G. elimin\u00f2 totalmente la decorazione, tentando un razionalismo elementare proprio delle coeve esperienze italiane.<\/p><p>L\u2019opera successiva del G. \u00e8 caratterizzata da una sostanziale duttilit\u00e0: dopo una parentesi novecentista che trova compimento nella controllata libert\u00e0 inventiva delle case Pellegatta (1931) e Piantanida (1934) a Busto, si assiste a una progressiva perdita di mordente, fatta eccezione per il climax razionalista raggiunto con la casa Sant\u2019Elia a Busto del 1934. Delle numerose opere realizzate dopo il 1931 si ricordano: l\u2019ampliamento della sua abitazione (1936) e il deposito merci Genellina (1938) a Busto, la casetta Colombo a Olgiate Olona (1932), l\u2019albergo S. Antonio a Inveruno (1934), la villa Riva a Favria Canavese (1936) e l\u2019edificio a uffici dell\u2019ACNA (Aziende colori nazionali e affini) di Cesano Maderno (1937-38).<\/p><p>Nell\u2019ultima fase della sua attivit\u00e0 si dedic\u00f2 con sempre maggiore interesse alla progettazione urbanistica: tra il 1933 e il 1934 partecip\u00f2 insieme con P. Mezzanotte, G. Minoletti, M. Castiglioni e G. Granelli al concorso nazionale per il progetto del piano regolatore di Busto. La proposta del gruppo, denominato \u201cPentagono\u201d, che vinse il primo premio, si qualificava per l\u2019attenzione posta alla viabilit\u00e0 alla quale si coniugava una ricerca spaziale non priva di soluzioni originali. Il G. pot\u00e9 passare alla fase esecutiva del piano solo nel 1947 con professionisti locali. Sempre nel 1933-34 partecip\u00f2 con Mezzanotte, Minoletti, Castiglioni e Gnocchi al concorso per il nuovo piano regolatore della citt\u00e0 di Gallarate (secondo premio), adottando una soluzione comunque priva di retorica che intendeva dare unit\u00e0 stilistica alla localit\u00e0 lombarda. Ancora in quel periodo insieme con Mezzanotte e Minoletti partecip\u00f2 anche al concorso per il piano regolatore di Como, classificandosi al quinto posto, con una proposta incentrata sul diradamento edilizio dell\u2019area centrale della citt\u00e0.<\/p><p>Fra le sue ultime opere si ricordano il progetto per un monumento ai caduti della libert\u00e0 di Sacconago (1945), la tomba Menotti Paracchi (1945) e la casa di abitazione di via Luini (1947) a Busto.<\/p><p>Il GAMBINI mor\u00ec nella sua casa di Busto Arsizio il 17 ottobre1948.<\/p><p style=\"text-align: right;\">TESTO di\u00a0<strong>Giuseppe Bonaccorso<\/strong><\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-58f1694 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"58f1694\" data-element_type=\"section\" 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Studi\u00f2 dapprima nella sua citt\u00e0 natale, dove si diplom\u00f2 nel 1897 come perito agrimensore presso l\u2019istituto tecnico V. Comi. 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