Naviglio Grande – Dalla diga del Panperduto alla darsena milanese

22/09/2023 admin

Naviglio Grande – Dalla diga del Panperduto alla darsena milanese

Fotografie di Claudio Argentiero e Roberto Bosio 1995-1996

DALLA DIGA DEL PANPERDUTO ALLA DARSENA MILANESE

Progetto fotografico di Claudio Argentiero e Roberto Bosio (1995-1996)

Il Naviglio Grande è la prima opera idraulica milanese e lombarda risalente al XII secolo, migliorata in seguito, per la navigazione da Leonardo da Vinci. Inizialmente utilizzato per l’irrigazione dei campi e in seguito solcato da barconi (per il trasporto merci); mossi dalla corrente, trainati da cavalli o da uomini imbragati con spesse funi lungo il tratto dell’Alzaia; Chiamata così proprio per le sue funzioni di “tiraggio “dei pesanti barconi da Milano verso l’imboccatura del Ticino.

Le cronache ( date le numerose difficoltà incontrate ) riportano il fatto come, “lo scavo del pan perduto”, anche se diede lavoro per qualche mese a centinaia di sterratori, nel tentativo di arginare la bocca di presa del Ticino, provata dalle disastrose piogge dell’epoca. Anni dopo, nel 1179, i lavori interrotti ripresero, confortati dalle notizie che giunsero dalla Francia dove il conte di Tolosa riuscì a regolare, con la costruzione di una diga, il corso della Garronna, dando forza ai mulini e acqua alle coltivazioni.Anche qui è con una diga, costruita presso il Tornavento, che si preleva l’acqua del fiume Ticino e la si incanala verso Turbigo, Castelletto di Cuggiono, Besnate e Boffalora. Il canale passa così per Lugagnano puntando verso Gaggiano, che viene raggiunta nel 1233.

Per coprire questo primo tratto di appena 30 km. centinaia di uomini lavorano duramente per più di 50 anni, con la forza delle loro braccia, e il solo ausilio di pala e piccone. Venticinque anni più tardi il Naviglio Grande è alle porte di Milano ma i lavori si fermano di fronte all’opposizione del popolo e soprattutto del clero ai quali vengono imposte nuove tasse per finanziare i lavori.

Nel 1359, Visconti Galeazzo II ordina di riprendere i lavori del canale, che dopo aver raggiunto Milano, dovrà proseguire per Pavia. Lo scopo è semplice quello di irrigare il parco del castello che si è fatto costruire in questa città. Nuovamente, dopo un anno di lavori, tutto si ferma quando la pianura padana è travagliata da una terribile pestilenza. Ma non si sono ancora sepolti gli ultimi appestati che si torna a scavare; Nel 1365 il canale è già aperto: chiamato “il Naviglietto” corre lungo la strada maestra di Binasco.

Passano altri vent’anni e il 15 marzo del 1386 il Conte di Virtù Gian Galeazzo Visconti posa la prima pietra del Duomo di Milano. Data importante perché con la costruzione del Duomo non solo il Naviglio Grande si afferma come la prima e più preziosa via di trasporto sull’acqua, per raggiungere Milano, ma si dimostra che diramandosi può costituire una rete di idrovie al servizio di tutta la regione. Fino ad allora, infatti, si sono scavati canali maggiori e minori, ma sempre allo scopo di irrigare i campi. La costruzione del Duomo determina una nuova fase nell’utilizzo dei canali. Non c’è governo che non promuova la navigazione; si introduce la possibilità per i ministri delle gabelle di una nuova entrata fiscale tassando tutta la merce trasportata: Gli intoccabili privilegi del clero non permettono però la tassazione delle tonnellate di materiale destinate alla costruzione della Cattedrale.

Nel 1470 sono aperti alla navigazione i navigli di Bereguardo e della Martesana che nel 1496 raggiunse il fossato milanese unendosi alle acque dell’Adda e a quelle del Ticino.

Guerre, pestilenze, terremoti, carestie, governi stranieri, alternano momenti di attività a lunghe soste di incuria e di degrado. Nei primi anni del Seicento, tuttavia, c’è una ripresa: nel 1603 si ristrutturerà la Darsena di Porta Ticinese, grazie all’interesse del Conte Fuentes: per quanto mandato dal suo re a riscuotere gabelle più che a promuovere arti e commerci, il governatore aragonense favorirà la navigazione interna. Morirà poco dopo, nel 1610, e i successori fermarono tutti i progetti che pur avendo superato il lunghissimo iter previsto dalla burocrazia spagnola, non arrivarono alla fase esecutiva. Cominciò così un nuovo periodo d’abbandono, che la tremenda pestilenza del 1630 – quella dei Promessi Sposi – aggrava ed allunga fino a far credere che non vi sarà più una ripresa. Passarono quasi duecento anni prima che Napoleone decida di aprire un nuovo canale navigabile da Milano al Po. Il primo tronco, fino a Rozzano, venne inaugurato il 28 agosto del 1809, ma il precipitare degli eventi per il piccolo imperatore francese, successivamente esiliato, fa arenare di nuovo i lavori. A Milano arrivarono gli Austriaci, duri come padroni, ma ottimi amministratori. Nel maggio del 1816 ripresero gli scavi e a dicembre si raggiunsero le porte di Pavia, successivamente l’arciduca Ranieri d’Austria inaugurò solennemente il nuovo canale. A più di 600 anni dai primi scavi, il Naviglio Grande ha una lunghezza di quasi 50 chilometri, che aggiunti ai 101 degli altri Navigli e agli 81 dei tratti fluviali navigabili ne fanno un sistema con uno sviluppo totale di 232 km, con un volume di traffici considerevole. A Milano venivano trasportate pietre da taglio, sabbia, laterizi, legna, carbone, generi alimentari, sale, metalli, tessuti, manufatti, stoviglie, letami e ceneri. Tra il 1830 e la fine del secolo, la sola Darsena di Porta Ticinese registrerà una media di 8.300 barche in entrata e uscita, per un movimento complessivo di 350.000 tonnellate l’anno. A inizio del novecento il trasporto per via d’acqua conta numerosi sostenitori. I Navigli servono, nessuno ne dubita. Anche durante la seconda guerra mondiale i Navigli registrano un nuovo incremento dei traffici, l’aviazione degli alleati colpisce le normali vie di comunicazione terrestri e la navigazione fluviale si presenta, seppur in piccola parte, come un’alternativa per movimenti di merci. Negli anni immediatamente successivi al conflitto, dopo che la città fu in parte distrutta dai bombardamenti

anglo-americani, il Naviglio risorgerà con prepotente vitalità: ancora nel 1953 la Darsena di Porta Ticinese è al tredicesimo posto nella classifica dei porti nazionali per ricevimento merci. Sono le ultime luci di un tramonto, che non vedrà più un nuovo giorno. Con l’avvento dei mezzi gommati e gli interessi a loro legati il costo dei trasporti sui Navigli è oramai alto e lo si fa apparire ancora più alto. Venerdì 30 marzo 1979 l’ultimo barcone ormeggia alla Darsena scaricando l’ultimo carico di sabbia.

Fonte Testo: Associazione del Naviglio Grande

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