Ugo Panella

01/02/2024 admin

Ugo Panella

Sono nato a Spoleto e inizio la carriera di fotogiornalista documentando i conflitti del Centro America alla fine degli anni ’70 e, in particolare, la guerra civile in Nicaragua e più tardi, quella in Salvador. Proprio in questo Paese ho realizzato un reportage, in collaborazione con UNHCR, sugli atti di pace e la deposizione delle armi da parte del gruppo guerrigliero ”Farabundo Marti” alla fine degli anni ’80, atti che ponevano fine ad un decennio di massacri.
La passione per la fotografia di denuncia e impegno civile, mi ha portato in tanti luoghi del mondo dove la vita quotidiana è fatta di violenze, senza alcun rispetto per la dignità umana.
Ho raccontato la vita negli slums di Nairobi;
La fatica di migliaia di uomini che con la forza delle braccia e per pochi dollari al giorno,smantellano le navi da cargo in disuso, nel porto di Chittagong, nel golfo del Bengala; La vita di un cimitero del Cairo, abitato da un milione di senzatetto, che hanno fatto delle tombe la loro casa.
Nel 1999, in collaborazione con Renata Pisu, inviata esteri di Repubblica, ho realizzato unlungo reportage in Bangladesh sulla condizione di migliaia di ragazze sfigurate dall’acido solforico perché hanno rifiutato le “avances” di uomini violenti. Questo lavoro, in particolare, è stato pubblicato dalle maggiori testate internazionali e portato all’attenzione del mondo un problema del tutto ignorato fuori dal Paese d’origine.
Questo ha attivato una lunga rete di aiuti e solidarietà che ancora oggi rimane attiva. Il mio lavoro mi ha portato in Albania, Centro e Sud America, in particolare in Argentina dove ho realizzato reportages per D” Repubblica delle donne” sull’emergenza economica, gli scioperi e sui “cartoneros”.
Inoltre, India, Sri Lanka, Filippine, Sulawesi, Cipro, Palestina, Oman, Somalia, Etiopia, Sud Africa, Kenya, Afganistan, Iraq.
Nel 2001 ho lavorato per mesi al fianco di I.M.C. (international medicai corps) per documentare in Sierra Leone il recupero dei bambini soldato, e con Handicap International sui campi profughi per i mutilati dai soldati della RUF. In Italia ho appena terminato un lungo lavoro nell’ Istituto Papa Giovanni XXIII di Serra d’Aiello, in calabria. Un Istituto psichiatrico che la direzione di Assunta Signorelli ha tolto da condizioni subumane per restituirlo alla dignità di chi è costretto a viverci. Quest’ultimo reportage è diventato un progetto articolato, libro e mostra fotografica itinerante, dal titolo “In direzione ostinata e contraria”. Continuo a seguire e documentare in Afghanistan i progetti della Fondazione Pangea Onlus che ogni anno incrementa gli aiuti alle donne in difficoltà da una guerra che dura da oltre 40 anni.
Ho intrapreso un nuovo cammino al fianco di VIDES Onlus in Africa Equatoriale e nei paesi più segnati dalle emigrazioni forzate. Mali, Gambia e Nigeria sono i luoghi da cui partono migliaia di disperati in cerca di un futuro meno complicato in viaggio verso le coste del Mediterraneo.
In Italia collaboro con BAMBINI in EMERGENZA documentando le loro case accoglienza sparse per la penisola e che accolgono bambini in difficoltà nelle loro famiglie d’origine. Attualmente, e prima delle difficoltà dovute al covid19, ho iniziato nuovamente una collaborazione con Soleterre Onlus in occasione dell’apertura a Taranto di un centro per trapianto di midollo a favore dei bambini colpiti da leucemia”.
Premi
Premio Eugenio Montale al Fotogiornalismo – 1999 Sarzana
Menzione UNICEF World Press Photo per il reportage di Padre Alex Zanotelli – 2004

Fondi Fotografici