Trasformazione del paesaggio

25/01/2024 admin

Trasformazione del paesaggio

Davanti alle foto di paesaggi inimmaginabili ai più, immersi come siamo in quel candore di composizioni pensabili soltanto dal pittore, ci assale il silenzio, un tacere buono che odora soltanto di noi stessi, chiusi come siamo a immaginare il nostro pensiero là dove la luce è così, proprio così come un saggio obiettivo ce la racconta. Il silenzio della neve è qui espresso solo col bianco e il nero, un contrasto sapiente tra il cielo e il candore cangiante al variare della luce,l’azzurro che può cambiare di colore diventa comprimario nel suo canto breve
del giorno, il candore sottostante rimane a ristorare di luce le vette immutabile fino al cambiar della stagione, col suo brillare di minuscoli diamanti, accecantenell’estensione della sua generosa distesa.
È pensabile solo dal pittore quello che ammiriamo sulle fotografie, la magnificenza delle volute dolci create dal terreno e dal vento poiché il nostro Autore ha ancora, come stigma, il sentire proprio del pittore che è stato, serbando nel proprio guardare la tavolozza multicolore lasciata nello studio odorante di vernici. E’ in quel chiuso che ha conosciuto il colore bianco, è possibile lo abbia prima immaginato a occhi chiusi e lo abbia ritrovato in quota dove tutto è silente e luminoso, dove gli occhi si aprono per la gioia della scena e le palpebre si attraggono per tanta luminescenza. Ora i contorni dei volumi sono lisciati, il pennello non indugia più nel delineare le forme, la pellicola, il sensore fotografico non frammentano la levigatura del soggetto scelto dal nostro Fotografo, la luce vi si adagia come nota lieve su un pentagramma mahleriano e, come accade per quella musica, si insinua nel sentir poetico di ogni uomo che sa porsi davanti al creato.

Carlo Ciappi

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